Un livello tecnologicamente elevato per l’illuminazione pubblica ha prevalentemente le seguenti funzioni:

  • garantire la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti rispetto al percorso a loro riservato e al traffico veicolare;
  • garantire la sicurezza del traffico veicolare in punti o percorsi critici in ambito urbano o extra-urbano;
  • garantire la sicurezza generale dei cittadini attraverso il controllo visivo dello spazio circostante durante le ore notturne (identificazione di persone, animali, cose, nonché i loro movimenti);
  • favorire la fruizione di spazi e percorsi altrimenti non utilizzabili (parchi, piazze, strade, punti di aggregazione, ecc.);
  • valorizzare luoghi il cui fascino, dopo il crepuscolo, non è percepibile in assenza di illuminazione artificiale (centri storici, piazze e strade di pregio, ecc..).
  • Garantire la perfetta funzionalità dell’impianto con sistemi di controllo sia sensoristici che visivi, gestiti in tempo reale da sistemi di TLC Wireless di alto livello

I requisiti che un impianto di illuminazione deve possedere variano a seconda della destinazione d’uso dell’area.

Ad esempio nell’illuminazione stradale è essenziale garantire la sicurezza del traffico veicolare; nell’illuminazione di aree monumentali invece è quello esclusivamente di mettere di evidenziare in forma appropriata le peculiarità del monumento stesso.

La norma UNI 11248:2007 “Illuminazione stradale – Selezione delle categorie illuminotecniche” è un documento che individua le prestazioni illuminotecniche degli impianti di illuminazione per contribuire alla sicurezza degli utenti delle strade.

La norma riguarda gli impianti fissi di illuminazione in zone pubbliche destinate alla circolazione di traffico motorizzato, che devono offrire al cittadino condizioni di visibilità ottimali nelle ore notturne e consentire un regolare smaltimento del traffico. Il documento si completa con la UNI EN 13201-2 Illuminazione stradale – Parte 2: Requisiti prestazionali, la UNI EN 13201-3: Illuminazione stradale – Parte 3: Calcolo delle prestazioni; la UNI EN 13201-4: Illuminazione stradale – Parte 4: Metodi di misurazione delle prestazioni fotometriche.

Oltre a indicare come classificare una zona destinata al traffico (per determinare la sua categoria illuminotecnica), la norma UNI 11248 fornisce la procedura per la selezione delle categorie illuminotecniche, identifica gli aspetti che condizionano l’illuminazione stradale e, attraverso opportune valutazioni dei rischi, permette il conseguimento del risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale.

L’analisi dei rischi consiste nella valutazione dei parametri d’influenza al fine di individuare la o le categorie illuminotecniche che garantiscono la massima efficacia del contributo degli impianti di illuminazione alla sicurezza degli utenti della strada in condizioni notturne, minimizzando al contempo i consumi energetici, i costi d’installazione e di gestione e l’impatto ambientale.

Per i casi normali è sufficiente che l’analisi dei rischi si basi sulla conoscenza dei parametri d’influenza più rilevanti: la categoria illuminotecnica è la categoria che identifica una condizione di illuminazione in grado di soddisfare i requisiti per l’illuminazione di una data zona di studio.

Le caratteristiche fotometriche di un impianto di illuminazione sono definite mediante una o più categorie illuminotecniche che dipendono da numerosi parametri d’influenza; questi ultimi rappresentano i parametri in grado di influenzare la scelta della categoria illuminotecnica e sono necessari alla classificazione delle zone e i relativi requisiti illuminotecnici.

La UNI 11248 riporta i criteri di suddivisione delle zone di studio che sono quelle parti di strada considerate per la progettazione di un impianto di illuminazione: zone a traffico veicolare, piste ciclabili e zone pedonali, zone di conflitto e zone per dispositivi rallentatori e attraversamenti pedonali.

La norma fornisce informazioni anche sulle caratteristiche di riflessione della pavimentazione stradale e tra le raccomandazioni per l’illuminazione fa riferimento al controllo dell’abbagliamento debilitante, alle condizioni atmosferiche, alla guida visiva, alle categorie illuminotecniche comparabili tra zone contigue e zone adiacenti.

Dal punto di vista ambientale si aggiungono altre normative che specificano i requisiti richiesti a un impianto di illuminazione esterna per la limitazione verso l’alto del flusso luminoso.

Si definisce inquinamento luminoso qualunque alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell’ambiente esterno e dovuta a immissione di luce nell’ambiente di cui l’uomo abbia responsabilità.

Produce inquinamento luminoso qualunque dispersione di luce nell’ambiente, sia che essa provenga dalle sorgenti luminose che dalle superfici illuminate, ivi compresa la luce prodotta da sorgenti naturali ma di cui l’uomo sia responsabile.

Le principali sorgenti di inquinamento luminoso sono, ovviamente, gli impianti di illuminazione esterna notturna.

L’inquinamento luminoso ha molteplici effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente che lo circonda:

  • l’aumento della lucentezza fa diminuire il contrasto del fondo del cielo e impedisce di vedere oggetti con una lucentezza similare o inferire a quella del fondo (effetto scientifico);
  • la quantità di luce che viene dispersa nel cielo costituisce uno spreco energetico;
  • l’eccessiva diffusione della luce nelle ore notturne destinate al riposo può provocare disturbi della personalità (riflessi metabolici e psichici);
  • gli impianti mal progettati provocano abbagliamento con conseguenti inconvenienti alla circolazione stradale (effetti sulla sicurezza);
  • l’illuminazione delle zone artistiche e dei centri storici deve essere mirata e deve integrarsi con l’ambiente circostante, in modo che le sorgenti illuminanti diffondano i raggi luminosi in maniera soffusa;
  • sensibile alterazione dell’ecosistema, flora e fauna vedono modificarsi il loro ciclo naturale notte-giorno.

Le normative, oltre a indicare, come prioritaria, la riduzione dei consumi energetici, perseguono la finalità di tutelare e migliorare l’ambiente e di consentire il miglior svolgimento delle attività di ricerca e divulgazione scientifica degli osservatori astronomici, professionali e non professionali.

Le normative definiscono come “inquinamento luminoso” ogni forma di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste e all’art. 5 prevede l’adozione, da parte della Regione del regolamento di riduzione e prevenzione dell’inquinamento luminoso, il quale definisce le norme tecniche per:

  • la progettazione, l’installazione e la gestione degli impianti di illuminazione esterna pubblici e privati,
  • le tipologie degli impianti di illuminazione disciplinati,
  • i criteri per l’individuazione delle zone di particolare protezione degli osservatori astronomici,
  • le misure da applicare in dette zone, le modalità e i termini per l’adeguamento degli impianti esistenti alle norme tecniche sopracitate,
  • i termini per l’integrazione dei regolamenti edilizi comunali con le disposizioni contenute nel regolamento stesso.

Il controllo del flusso luminoso indiretto costituisce, di fatto, lo strumento imposto dalle normative per definire il “quanto illuminare” in modo che gli impianti di illuminazione possano essere considerati a minimo inquinamento luminoso e a massimo risparmio energetico.

Gli impianti di illuminazione devono possedere una luminanza media mantenuta delle superfici da illuminare e illuminamenti non superiori ai livelli minimi previsti dalle normative tecniche di sicurezza, ovvero, il mantenimento su tutte le superfici illuminate, fatte salve diverse disposizioni connesse alla sicurezza, dei valori medi di luminanza non superiore a 1 cd/m2.

La Luminanza indica il rapporto tra l’Intensità luminosa emessa da una sorgente verso una superficie perpendicolare alla direzione del flusso luminoso e l’area della superficie stessa, mentre la Luminanza Media Mantenuta della superficie da illuminare è il limite minimo del valore medio di luminanza nelle peggiori condizioni dell’impianto (invecchiamento lampade e/o sporcizia delle stesse): entrambe si misurano in cd/m2.

L’Illuminamento definisce il Flusso luminoso che illumina una superficie di 1 m2. L’unità di misura è il Lux = lm/m2. In pratica, uno stesso flusso luminoso produce un diverso illuminamento secondo la grandezza della superficie che illumina.

Il collegamento concettuale dell’utilizzo prevalente della strada con i valori di luminanza e illuminamento rispecchia la precisa volontà di far porre una particolare attenzione nel momento in cui si definisce per una strada, il tipo di illuminazione.

L’emanazione della Norma UNI 11248/2007 che richiama la UNI EN 13201-2, ha in tal senso, fatto importanti passi avanti, ampliando il campo di applicazione delle precedenti normative UNI 10439/01 dalle sole strade a traffico motorizzato ad altri ambiti, quali piste ciclabili, parcheggi, aree di conflitto (incroci, rotatorie ecc.), costituendo oggi il principale riferimento per determinare le condizioni ottimali per l’illuminazione in una data zona della strada, identificata, come già precedentemente esposto mediante l’indicazione della categoria illuminotecnica.